
Dal 16 al 23 Maggio, si apre la Settimana nazionale della sicurezza in rete, patrocinata dal Governo, allo scopo di essere informati sui pericoli intrinsechi alle nuove manifestazioni del Web, il rapporto con l’utenza e i rischi che soprattutto i più giovani potrebbero incontrare durante le loro attività quotidiane virtuali.
Il tema principale sarà il mondo dei social network. Tra i gruppi che hanno accordato la propria affiliazione all’iniziativa v’é anche Google, il cui responsabile Marco Pancini spiega: «Google crede che questo sia il modo giusto per affrontare temi importanti come la pubblicazione di contenuti discutibili, che non rispettano gli altri utenti della community, o il fenomeno del bullismo: gli utenti devono capire che sono responsabili per i contenuti che pubblicano sui social network ed allo stesso tempo non possono rimanere indifferenti di fronte alle violazioni ma segnalarle per permetterne la rimozione da parte di chi gestisce la piattaforma».
La Settimana nazionale per la Sicurezza in Rete è stata promossa da SicuramenteWeb, il programma è stato portato a compimento con il patrocinio del ministero della Gioventù, il ministero per lo Sviluppo Economico ed in collaborazione con l’Unione Nazionale Consumatori, ABI Lab e la Polizia Postale e delle Comunicazioni. La partecipazione, però, si estende anche a gruppi attivi sul campo quali 2Spaghi, Dada, Facebook, Habbo, MySpace, Netlog, Peoplesound di Buongiorno, Skuola.net, Virgilio, Windows Live e Yahoo!Answers.
«Più della metà degli iscritti ai social network (il 56%) ha meno di 19 anni, il 61% degli intervistati ha affermato di conoscere l’esistenza dei settaggi di privacy che consentono di gestire la visibilità delle foto pubblicate, una percentuale che scende al 53% se si considerano esclusivamente i minorenni, mentre solo il 22% degli intervistati ha affermato di conoscere bene tutti i contatti presenti nelle proprie reti sociali». Di fronte a tali evidenze, emerge che «solo il 49% sa quali sono i dati che i social network possiedono (come URL dei siti visitati, Indirizzo IP e browser del computer utilizzato), mentre il 41% crede che i social network non possano fare della pubblicità mirata in base al proprio profilo. Questo vuol dire che ampia parte delle persone non sono consapevoli di che cosa realmente condividono online, ma soprattutto che spesso queste informazioni sono a disposizione di estranei, con il rischio che gli utenti siano vittime di malintenzionati».