La dipendenza da Facebook si cura al Gemelli di Roma

facebookSono sempre di più gli italiani iscritti a Facebook e per la maggior parte degli utenti non si tratta più solo di uno strumento che permette di recuperare i contatti con amici che non si sentivano da tempo, ma lo si utilizza anche per comunicare, con amici e colleghi anche se li vediamo ogni giorno. Questo ha fatto perdere in alcuni casi contatto con la realtà e spesso si preferisce parlare con le persone tenendo davanti lo schermo di un computer piuttosto che guardando negli occhi chi conosciamo.

Quando ci colleghiamo ad internet però per molti di noi entrare nel nostro profilo personale nel social network è ormai una tappa obbligata e per molte persone questo processo ha generato una sorta di dipendenza paragonabile a quelle per droga o alcool e che è importante saper controllare. Per cercare di curare questa situazione al Policlinico Gemelli di Roma ci sono degli psichiatri che curano proprio la dipendenza da Internet e social network cercando di rimuovere i comportamenti a volte ossessivi del paziente. Al momento le richieste di cura sono arrivate soprattutto da uomini tra i 20 e i 35 anni, anche se questo non significa che le donne non riscontrino una patologia del genere, ma che probabilmente il “sesso forte” riesce a rendersi conto prima di avere un problema e che è quindi necessario correre ai ripari.

Non si tratta quindi di un disturbo da sottovalutare perchè chi ne è affetto registra sintomi simili a chi soffre di una qualsiasi altra dipendenza come ansia, tachicardia e bisogno ossessivo di verificare cosa accade nella rete. E’ possibile quindi per chi soffre di questo problema prenotare un consulto iniziale che consisterà in un colloquio conoscitivo per capire se c’è realmente una dipendenza e successivamente in caso positivo verranno fissati degli incontri anche con altri malati per confrontare tra loro le varie esperienze. La riabilitazione comunque non comporterà un annullamento definitivo dell’utilizzo di internet, ma semplicemente porterà il paziente a sfruttare la rete in modo più consapevole senza trascurare le esperienze che si possono vivere anche senza il computer.

Immagine tratta da www.ilfoglio.it/soloqui/3090

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